Diamo valore ai piccoli musei! Che poi sono il 90 per cento

Si è svolto ad Assisi il IV Convegno nazionale dei piccoli musei. Parla Giancarlo dall’Ara, presidente dell’associazione

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museo-civilta-contadina-museo-alvianoUna nuova cultura per valorizzare i piccoli musei: se ne è parlato al IV Convegno nazionale (Assisi, 11-12 novembre), promosso dal Centro internazionale di studi sul turismo della città serafica e dall’Associazione nazionale piccoli musei. Attraverso il contributo di moltissimi esperti, sono state proposte nuove soluzioni per fare della visita al piccolo museo un’esperienza originale e memorabile. A coordinare i lavori c’era Giancarlo dall’Ara, presidente dell’Associazione nazionale piccoli musei.

“Diversi – ha detto a La Voce – erano gli obiettivi dell’incontro. Il primo, quello di valorizzare le specificità dei piccoli musei, che sono oltre il 90% dei musei italiani. In generale si ritiene che la piccola dimensione sia un problema, mentre noi riteniamo che sia anche un vantaggio. Ma occorre imparare a percepirsi non come ‘grandi musei rimpiccioliti’, quanto piuttosto come musei diversi dai grandi, sia nel rapporto con la comunità locale che nel legame con il territorio. Dunque, il convegno è nato per promuovere una cultura gestionale dei piccoli musei che li sappia valorizzare. Inoltre i convegni nazionali servono anche a far capire alle Regioni che le normative per i piccoli musei spesso, anziché aiutarli, li penalizzano”.

Che cosa si intende per piccoli musei?

“Piccolo museo è sia un museo di dimensioni ridotte che un particolare modo di gestire un museo, che noi definiamo ‘accogliente’. Sono accoglienti perché hanno un rapporto più vicino con chi li visita, sono meglio in grado di trasformare la visita in un’occasione relazionale, in un’esperienza originale. Moltissimi musei dell’Umbria hanno le caratteristiche di base per poter essere considerati piccoli e accoglienti. Ma il dato più interessante è che anche molti grandi musei hanno imparato dai piccoli a riorganizzare i propri spazi, a presentarsi cioè come sommatoria di piccoli musei proprio per riuscire a esprimere al meglio tutte le loro risorse. Un ruolo chiave ce l’hanno i residenti. Se loro stessi non conoscono, non amano, non visitano i piccoli musei, come potranno andarci i turisti? E se non ci vanno visitatori, le istituzioni prima o poi li chiudono, e con la loro chiusura il territorio perde un po’ del proprio valore e appeal, capacità cioè di attirare attenzione, non solo turismo, e quindi indotto economico”.

Quanti piccoli musei ci sono in Italia e in Umbria?

“Nessuno sa esattamente quanti siano. Le stime ufficiali parlano di poco più di 4.000 musei in Italia; personalmente ritengo che siano il doppio. Sfuggono alle statistiche ufficiali gran parte dei musei di piccola e piccolissima dimensione, proprio perché le normative e gli indicatori statistici non partono dalla situazione reale del nostro Paese ma da standard asettici, che molto spesso non hanno riscontro con la realtà. Le norme sono in genere studiate per i grandi musei, che sono una piccola parte dei musei italiani, e per i piccoli si prevedono delle deroghe. A mio avviso, andrebbe ribaltato il criterio: le norme andrebbero fatte per i piccoli, che sono la quasi totalità dei musei, e per i grandi eventualmente si potrebbero prevedere normative a parte o deroghe. Insomma, c’è molto da fare in questo settore per valorizzare la piccola dimensione”.

Quali sono le principali difficoltà che incontrano questi musei?

“Sono di carattere gestionale, e si sono accentuate con la crisi attuale. In ogni caso, noi non chiediamo finanziamenti: vorremmo solo che i piccoli musei potessero contare su norme meno burocratiche, che permettessero loro di essere attivi e vivi, e potessero sfruttare di più le conoscenze e le competenze che hanno diventando musei multifunzionali, in grado di offrire una gamma ampia di servizi, non solo visite. Ampliare la gamma di servizi premetterebbe loro di poter continuare a vivere”.

AUTORE: Manuela Acito

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