Gesù – Maestro

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“Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me”, profetizza Mosè nell’ambito di uno dei tre grandi discorsi tenuti nell’ultimo giorno della sua vita. È il versetto sul quale è fondato sia il concetto di Messia come “nuovo Mosè” per il mondo giudaico, che il parallelismo tra Mosè e Gesù per il cristianesimo (Gv 1,17). Mosè sta di fatto preparando il popolo (in procinto di entrare nella Terra promessa) a confrontarsi con le nazioni autoctone le quali sono però dedite alle pratiche magiche e alle superstizioni. Tra i vari aiuti per non soccombere a queste tradizioni locali, il Signore dona un profeta il quale parlerà in Suo nome e aiuterà il popolo a discernere ciò che viene dal Signore e ciò che invece non proviene da Lui. Ma al popolo spetta il dovere di “ascoltare” la parola del profeta del Signore, “ascolto” su cui ruota tutta l’attenzione del Deuteronomio che questa IV domenica del Tempo ordinario la Liturgia ci propone di “ascoltare”! Allora ben si comprende la risposta del Salmo (94) che è un inno processionale con invito alla lode nel contesto della Festa delle Capanne e in cui risuona accorato l’appello all’“ascolto”. Il salmista ricorda infatti l’errore commesso a Meriba e a Massa dove gli israeliti “tentarono” il Signore “pur avendo visto” le Sue opere e quindi vuole scongiurare la comunità e, con una certa premura, esclama (letteralmente) “Oggi se la sua voce ascoltaste!”. Anche san Paolo si appella ai Corinzi e il tono con cui si esprime evidenzia il desiderio di essere ascoltato su una questione particolare che è la verginità e il matrimonio, stati di vita complementari che non possono essere compresi l’uno senza l’altro e per cui propone insegnamenti perché i suoi interlocutori mantengano saldo il legame con il Signore “senza deviazioni”.

L’annuncio del “profeta”, l’invito all’“ascolto” e la preoccupazione di san Paolo perché i credenti vivano senza “deviazioni”, trovano la loro compiutezza e sintesi nella pagina del Vangelo. Gesù ci viene presentato nell’atto di essere ascoltato perché, come era in uso, qualsiasi “adulto” poteva essere preposto a commentare i Testi sacri e questa volta spetta a Lui. È definito sia il luogo (Cafarnao), che il contesto (sinagoga), che il tempo (sabato) e le attività (maestro ed esorcista). La caratteristica che emerge di Gesù è l’“autorità” che dimostra nella Sua attività “didattica” (insegnava come uno che ha autorità) e nel potere di scacciare i demoni (comanda pure agli spiriti impuri e questi gli obbediscono). Approfondiamo questa duplice attività di Gesù. Nel Vangelo di Marco viene dato molto risalto al Gesù-Maestro perché, anche se non sono riportati i discorsi lunghi come quelli che riferisce Matteo, di fatto l’esercizio dell’insegnamento da parte di Gesù occupa circa la metà dell’Opera. Su 40 ricorrenze dei Sinottici, ben 17 sono le volte in cui Marco usa il verbo insegnare (didasco) il cui soggetto è sempre Gesù.

E Gesù si esprimeva con autorevolezza sia per prendere posizione nei riguardi dell’applicazione della Legge, sia per accondiscendere alle richieste dei bisognosi per esaudire i quali proponeva soluzioni che andavano oltre quelle indicate dalla tradizione del tempo.

Soprattutto Gesù ha manifestato autorevolezza nel debellare il male agendo in prima persona. Tra le testimonianze di Qumran vi è anche quella della pratica esorcistica che veniva espletata “nel nome del Signore”.

Nel caso di Gesù è Lui stesso che impone allo spirito di tacere e, con un solo imperativo “Esci da quell’uomo”, libera l’uomo dal maligno. Questa pagina evangelica ci istruisce anche in merito alla demonologia. Intanto dell’uomo si dice che è “posseduto da uno spirito impuro” cioè è in uno stato grave di invasività del male in lui. Poi ci informa sul potere del diavolo che conosce (io so) le origini (nazareno), la finalità (sei venuto a rovinarci) e la divinità (il santo di Dio). Se questa descrizione può intimorire e scoraggiare, di fatto Gesù è superiore e con la sola Sua Parola caccia via il maligno.

Significativo è che la “liberazione” abbia luogo in sinagoga, in giorno di sabato e durante la predicazione. Gesù dice “Esci da lui”, frase che san Girolamo ha tradotto con Exi de homine forse per dar risalto alla verità teologica per cui Gesù è l’unico liberatore e salvatore di ogni essere umano. Prima di intimare l’uscita dall’uomo, Gesù ordina allo spirito che lo confessa “il santo di Dio” di “tacere”.

Generalmente questo si definisce “segreto messianico” poiché Gesù desidera essere riconosciuto come Messia nella Passione, Morte e Risurrezione anziché in occasione dei prodigi.

Ma la finalità di questo evento è quello di “ascoltare” una lezione: con il diavolo non si deve dialogare, non si deve scendere a compromessi, né tanto meno dargli l’opportunità di interagire.

Nei riguardi del maligno si deve porre un rifiuto netto. I santi ci sono riusciti. Una preghiera a san Costanzo che stiamo per festeggiare dice: “Fai che, camminando sulle tue orme, possiamo, vittoriosi sul male, ricchi di buone opere, raggiungerti nella Patria Celeste, ove nella luce di Dio godere per tutta l’eternità. Amen”.

 

PRIMA LETTURA
Dal libro del Deuteronomio 18,15-20

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 94

SECONDA LETTURA
Dalla I Lettera ai Corinzi 7,32-35

VANGELO
Dal Vangelo di Marco 1,21-28

 

AUTORE: Giuseppina Bruscolotti

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