Sindaci, candidature al via. Con l’incognita dell’Italicum

POLITICA. Tra ricandidature e nuovi collegi elettorali

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ELEZIONI-COMUNALI-VOTOI sindaci Pd puntano al secondo mandato mentre viene ridisegnata la geografia elettorale dell’Umbria, con la ridefinizione dei collegi per il Parlamento, attraverso la legge ancora in discussione a Roma. Wladimiro Boccali ha inviato la lettera al segretario comunale del Pd, Francesco Giacopetti, attraverso la quale il sindaco di Perugia ha confermato la sua intenzione di ricandidarsi. La sua disponibilità arriva dopo “cinque anni difficili come mai nessun altro, nell’ultimo secolo, ha dovuto affrontare, segnati dalla crisi di risorse degli enti locali, dall’incertezza delle normative risultante dalla situazione politica nazionale e dal drammatico disagio sociale derivato da enormi difficoltà economiche”.

Boccali non ha nascosto il problema della sicurezza: “Ha minato l’immagine di Perugia nell’Italia e nel mondo e ha inculcato nei cittadini il tarlo della paura”. Se la prende anche con la “spropositata campagna di comunicazione che, pur di contrastare il Sindaco, ha danneggiato un’intera città e la sua immagine”.

A Terni, la ricandidatura del sindaco uscente, Leopoldo Di Girolamo è sostanzialmente scontata, nonostante qualche movimento interno al Pd. Più articolata la situazione a Foligno. Al momento non è ancora stata presentata ufficialmente la ricandidatura di Nando Mismetti (entro il 31 gennaio) e c’è una richiesta, da molto tempo, da parte di Sel, di fare le primarie di coalizione. Non si capisce bene se qualcun altro, all’interno del Pd, voglia o meno sfidare il sindaco uscente.

Se le candidature dei sindaci sono entrate nel vivo, la politica umbra pare seriamente preoccupata per gli effetti delle circoscrizioni elettorali previste dal cosiddetto ‘Italicum’, la legge in discussione in Parlamento che prevede il proporzionale e un premio di maggioranza, quando si raggiunge una certa percentuale (ancora da definire). Non viene sanata, ahimè, la questione delle preferenze. In Umbria le circoscrizioni rimarrebbero due, mutando profondamente la geografia elettorale. Non più i territori divisi in ambito provinciale ma, ad esempio, Perugia è con Città di Castello, Todi e Orvieto, mentre Terni va con Gubbio e Foligno.

Le prime reazioni a questa ipotesi sono forti. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alfredo De Sio, parla di “follia e truffa allo stesso tempo”, ritenendo che ci sia “il tentativo da parte del Pd di modificare in tutta Italia a proprio vantaggio la composizione dei collegi. Terni con Foligno e Gubbio, mentre Perugia va con Orvieto, fotografa al meglio lo spirito del ‘neo porcellum’, dove candidati e territorio sono completamente avulsi dal rapporto con gli elettori e totalmente sottoposti alle volontà delle segreterie dei partiti”. Ma la presidente Catiuscia Marini è altrettanto dura: “I burocrati sono scesi in campo” con “le follie di chi non conosce minimamente i luoghi, la storia, l’identità, ma semplicemente non sa nulla”.

AUTORE: E. Q.

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