Si arresta la crescita del numero di famiglie in povertà assoluta. Ma la povertà non scompare

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Note sulla povertà in Umbria a margine delle statistiche Istat presentate il 18 giugno 2019

di Pierluigi Grasselli

Con riferimento alla povertà assoluta, si stimano per il 2018 in Italia oltre 1,8 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta, con un’incidenza pari al 7,0%, per un numero complessivo di 5 milioni di individui (8,4% del totale).

Pur rimanendo ai livelli massimi dal 2005, si arresta dopo tre anni la crescita del numero e della quota di famiglie in povertà assoluta. Le famiglie in condizioni di povertà relativa nel 2018 sono poco più di 3 milioni (11,8%), quasi 9 milioni di persone. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma notevolmente superiore nel Mezzogiorno (9,6% nel Sud e 10,8% nelle isole) rispetto al Nord-Ovest (6,1% e 5,3% nel Nord-est e nel Centro).

Tenendo conto dell’importanza, in questi ultimi anni, della convivenza nei nuclei familiari, quale risulta dai dati dei Centri di ascolto Caritas rilevati in Umbria, e in particolare nella diocesi di Perugia-Città della Pieve, il dato Istat 2018 per l’Italia registra a tale riguardo l’incidenza di povertà assoluta più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti (8,9% tra quelle con quattro componenti, e raggiunge il 19,6% tra quelle con cinque e più).

Un’altra tendenza dei dati Caritas suddetti è costituita dall’elevata diffusione di titoli di studio di livelli inferiori; dal dato Istat 2018 risulta che l’incidenza della povertà si attesta su valori attorno al 10,0% se si ha al massimo la licenza di scuola media; se invece la persona di riferimento ha un titolo almeno di scuola secondaria superiore il valore scende al 3,8%.

Un ultimo carattere presentato dai dati Caritas suddetti riguarda la presenza nettamente prevalente di stranieri; il dato Istat 2018 conferma le maggiori difficoltà per gli stranieri: gli individui stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 500 mila, con un’incidenza pari al 30,3% (tra gli italiani è il 6,4%).

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