La scomparsa di don Gianni Colasanti, figura centrale per la pastorale, la cultura, la comunicazione

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Nella cattedrale di Terni una folla commossa ha salutato don Gianni Colasanti, morto il 6 maggio all’età di 77 anni a seguito di una lunga e grave malattia. Un sacerdote esemplare, uno studioso, un maestro con una ricca e vasta preparazione culturale e dalla lucida intelligenza, che ha effuso le sue grandi capacità di cuore e di mente nel mondo della cultura, della scuola e nell’apostolato parrocchiale. Si è dedicato all’educazione dei giovani, alla pastorale sociale e alla formazione dei laici. Molto conosciuto, stimato e amato in città per l’impegno in vari ambiti della vita ecclesiale, per essere stato presenza significativa e attenta per diverse generazioni, in particolare nell’ambito teologico-culturale come direttore dell’Istituto di scienze religiose diocesano e dell’istituto Leonino, insegnante di Dottrina sociale della Chiesa all’Istituto di scienze religiose di Assisi, e anche per essere stato lungamente insegnante di Filosofia e storia nei licei della città. È stato il riferimento di molte persone in ambito teologico e morale, apprezzato per la sua apertura critica ai problemi del mondo contemporaneo; si è fatto apprezzare da laicisti e cattolici. “Una vita ricca di doni e di ministero – ha ricordato il Vescovo nell’omelia delle esequie – che si è palesata a un’intera generazione di ternani. Sacerdote per sempre, raccoglierà i frutti di quel ministero svolto con convinzione, amore e zelo come parroco nella cura pastorale ordinaria, come assistente e guida del mondo del lavoro, delle associazioni e dei movimenti laicali.

Insieme alla sua vita sacerdotale, che esprime la sintesi della sua esistenza, vogliamo rendere lode e grazie al Signore per il suo magistero. Studioso e investigatore della verità e delle dottrine scientifiche, ha prestato grande attenzione alle odierne correnti di pensiero. Molti hanno apprezzato il costante dialogo con le varie realtà culturali della città. Notevole è stato l’impegno per promuovere la trasformazione della società secondo la dottrina sociale della Chiesa”.

Un sacerdote impegnato anche nella comunicazione, già nelle prime esperienze della radio diocesana e con collaborazioni sempre precise e stimolanti su La Voce e altri quotidiani.

“Erano – ricorda Stefano Candelori – gli anni post-conciliari, nei quali la Chiesa si apriva alle novità del mondo anche in termini di strumenti informativi. La radio era vista come una opportunità ma anche come un potenziale pericolo, visto che si rivolgeva alla città con spirito intraprendente e sostanzialmente ‘senza rete’. Don Gianni portava l’espressione delle comunità religiose, il suo punto di vista sempre competente e soprattutto misurato, conscio del fatto che questo strumento era fragile e delicato e nasceva in una città assai contrariamente orientata in senso culturale e politico. Ti accoglieva sempre con un sorriso, talvolta solo abbozzato se la preoccupazione trasaliva le intenzioni: rapida spartizione delle testate per la rassegna stampa e via improvvisando, ma lui, don Gianni, suonava con talento e convinzione inarrivabili, e non ti lasciava mai indietro”. Grazie, don Gianni, ricorderemo sempre il tuo sorriso di speranza.

 

AUTORE: Elisabetta Lomoro