Al Pd servono facce nuove. Ma chi decide chi?

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di Daris Giancarlini

“Il problema del Pd è il correntismo esasperato. Va cambiato, questo andazzo”: se lo dice Walter Veltroni, che il Partito democratico lo ha fondato, c’è da credergli. L’analisi di Veltroni vale tanto di più per l’Umbria, diventata negli ultimi anni meno ‘rossa’ e più leghista, con le tre più grandi città (Perugia, Terni e Foligno) amministrate da sindaci di centrodestra.

Ma non una parola, dopo le continue sconfitte alle urne, è stata spesa dalla dirigenza piddina per analizzare le cause e le responsabilità di questa débacle. E anche questa ritrosia a guardarsi dentro ha probabilmente contribuito alle ultime sconfitte dei Dem in Umbria.

Molti analisti e commentatori continuano a spiegare gli esiti negativi del Pd alle recenti amministrative con l’impatto negativo degli arresti di Sanitopoli. Anna Ascani, deputata di Città di Castello e vice presidente nazionale Pd in quota renziana, ha un’altra idea, e parla di un’“ondata che viene da lontano”.

La sua proposta in vista delle elezioni regionali è di non ricandidare nessuno dei consiglieri uscenti, per “cambiare interpreti e facce”. Niente da dire: uno ‘svecchiamento’ fa sempre bene. Ma le facce nuove, onorevole Ascani, chi le sceglie? I capi di quelle correnti contro cui si scaglia Veltroni? E non parlatemi di primarie…

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