Veronica e il dialogo con Dio

A presiedere la celebrazione il nunzio apostolico mons. Paolo Romeo

La vita, la sofferenza, il misticismo di santa Veronica sono, a distanza di trecento anni dalla sua morte, ancora pienamente attuali: spetta solo a noi seguire il suo esempio, emulare la sua parabola terrena. Con queste parole si può riassumere l’omelia del nunzio apostolico in Italia, mons. Paolo Romeo, nella messa solenne di sabato 9 luglio da lui presieduta presso il chiostro del monastero dove visse la Santa di Mercatello, e concelebrata dal vescovo tifernate Pellegrino Tomaso Ronchi assieme ad altri sacerdoti del clero tifernate. È stato proprio mons. Ronchi a salutare all’inizio della celebrazione il Nunzio apostolico, esprimendo ‘la gioia di incontrarlo nella diocesi tifernate per la terza volta in un anno e mezzo’, e ribadendo all’esponente della diplomazia vaticana ‘l’assoluta e totale fedeltà al magistero del nuovo Pontefice’. Nell’omelia, in particolare, mons. Romeo ha riflettuto sulla vita di santa Veronica e sul rapporto tra Dio e gli uomini. ‘Io sono la vera vite, dice il Signore – ha esordito il Nunzio apostolico, echeggiando il brano evangelico appena proclamato – e questo rimanere nella vite testimonia la comunione tra noi e il Redentore: Gesù si offre al Padre per riconciliare l’umanità, per farci nuove creature. C’è una storia d’amore tra Dio e noi creature, una storia che si ripete nel corso del tempo e che lega l’uomo a Dio e Dio all’uomo’. Così si giunge alla Santa di Mercatello: ‘Gesù attira a sé Veronica, la conduce nel deserto, la porta in questo monastero purché ascolti la parola di Dio senza ostacoli, senza esitazioni. E qui, in queste mura di pace e di meditazione, avviene un dialogo nascosto tra lei e Dio. Veronica vive crescendo nell’amore di Dio, immersa nella contemplazione mistica del Signore’. La storia della stigmatizzata Cappuccina è la parabola che ogni uomo deve percorrere: ‘Cristiano è chi prende la croce, il mistero di tutti i giorni, le sofferenze, le rinunzie alle tentazioni, rinnegando se stessi per dischiudere la porta al Signore. Questo significa far venire Dio in mezzo a noi, nelle nostre vite, nei nostri giorni. Veronica cerca di vivere questa intimità con il Signore, lascia la casa e giunge in questo monastero: solo così poté porre Dio al centro della sua vita e della sua persona’. Possiamo camminare da soli, o è necessario un sostegno? Risponde così mons. Romeo: ‘Dio è l’ospite dei nostri cuori, abita nelle nostre persone. Questa è la promessa del Dio fedele che ha consegnato suo Figlio facendogli assumere natura umana per la nostra salvezza. Dio ci sceglie come sua presenza, suo dono; ha bisogno della nostra disponibilità, dei nostri gesti. Chi lascia vivere Dio nella sua coscienza, comincia a vivere assieme a Dio. Come ha scritto san Paolo: è Cristo che vive in me’. Ecco, quindi, il messaggio della Santa di Mercatello: ‘Veronica offre la sua vita per la salvezza dell’uomo. Ognuno di noi ha una vocazione, ma possono seguire Veronica solo quanti sono chiamati da Dio a vivere nel mistero della croce. Ancora una volta, è san Paolo a indicarci la peculiarità di chi, come Veronica, si unisce a Cristo sofferente: compiere in se stesso quello che manca alla sofferenza di Cristo. Questo significa prendere la croce e seguirlo, sacrificando noi stessi, vivendo secondo il Vangelo, e non secondo le nostre passioni. Siamo chiamati a vivere nella pienezza della Chiesa, in comunione con Dio, per realizzare il suo progetto’. Alla fine, mons. Romeo ha voluto ringraziare le sorelle del monastero tifernate, le prime che seguono la via tracciata da santa Veronica, l’itinerario mistico e doloroso che porta la mente umana a contemplare Dio.

AUTORE: S.F.