Il Grande Fratello e l’Amor di Dio

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Stavo riflettendo sulle “forme implicite dell’amore di Dio”; pensavo con quanta strepitosa generosità silente l’amore di Dio si distribuisca nella miriade di forme di vita, naturali o umane. Quella luce unica che “piove di cosa in cosa / e i color vari suscita / ovunque si riposa”: Manzoni. Dio mio, che spettacolo! E che razza di spina dorsale per la realtà intera, per la creazione scossa in ogni sua parte dai sussulti violenti provocati da quell’inarrestabile gemito con il quale si essa proietta verso la sua liberazione; l’amore silenzioso e onnipotente di Dio, invisibile spina dorsale che tiene su, insaporisce, unifica un mondo che fa del tutto per risultare flaccido, insulso, frammentario, rischiando di convincerne anche chi ha avuto il dono della fede! Stavo pensando a questo, quando una domanda ha attraversato il cielo della mia animula vagula blandula: anche Il Grande Fratello può essere annoverato fra le forme implicite dell’amore di Dio? Non osavo rispondere, temevo di essere prevenuto, talmente irriducibile viscerale globalizzata nei contenuti e maleducata nell’espressione è l’antipatia che si sprigiona dai pori della mia animula vagula blandula quando riesco a vedere quel programma Tv per più di 15 secondi. Poi, a confortarmi, a rassicurarmi che quella mia antipatia non è il frutto della senescenza che inacidisce il cuore ed estenua le meningi, ho letto il bell’articolo pubblicato dal nostro settimanale la settimana scorsa, sulla pagina dedicata agli spettacoli, a firma di Nicola Lombardi e Giovanni Desio. Complimenti, non è facile trovare penne che – secondo quanto occorre – sappiano di volta in volta cesellare come un bulino o scatafasciare come una scimitarra. Un bell’articolo, che mi ha convinto di ciò che qualcuno speravo mi convincesse: che Il Grande Fratello è solo una boiata commerciale. Agostino rappresenta la storia intera come lo scontro fra due città antitetiche, generate da due forme antitetiche d’amore: Amor Dei usque ad despectum sui fecit civitatem Jerusalem, Amor sui usque ad despectum Dei fecit civitatem Babylonem. In ogni caso è l’amore la matrice della civitas, cioè della convivenza umana. Ma le boiate integrali, tipo Il Grande Fratello, in quale di queste due traiettorie si inseriscono? In nessuna, credo. Questi poveri ragazzi non amano nulla, nemmeno la propria dignità. Tra i tre livelli della vita, apparire/ essere/ dover esser hanno scelto il primo, pensando che si potesse isolare dagli altri due. Non sapendo che si può apparire solo se si è qualcuno, e si è qualcuno solo se si ha una idea di come tutti dovremmo essere. Non so che prezzo ne pagheranno, nel prosieguo della loro vita, quei poveri ragazzi. Sarà in ogni caso molto più alto dei bei soldini che la maitresse di quella loro casa chiusa infilerà nelle loro tasche al termine della prestazione a pagamento.

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