I funerali con o senza la messa

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Caro don Verzini, purtroppo negli ultimi tempi diversi amici ci hanno lasciato, e sono andata al loro funerale. In una parrocchia il funerale “classico”, con la messa e scarsa partecipazione all’eucarestia, poi l’accompagnamento a piedi al cimitero, con il parroco in prima fila (nei piccoli paesi ancora si può). In un’altra parrocchia, invece, niente messa e quindi niente “triste spettacolo” all’eucarestia, e il parroco non è venuto al cimitero. Ma non sarebbe meglio celebrare sempre il funerale con la messa?

È vero, la modalità con cui si celebra il rito delle esequie è differente da parrocchia a parrocchia, sia per motivi pastorali sia per la modalità di partecipazione dei fedeli. Eppure credo sia uno dei momenti cruciali nella vita di fede delle persone, proprio perché il mistero della morte di un caro ci interroga, tanto da essere anche momento per l’abbandono o l’avvicinamento alla vita di fede. Per questo il rito delle esequie è strutturato in maniera tale da accompagnare i tempi e luoghi dell’esperienza della morte dei fedeli, annunciando il Vangelo della risurrezione di Cristo.

Il Rituale prevede tre tipi di celebrazione: il primo è quello tradizionale, che vedremo sinteticamente; il secondo si svolge tutto al cimitero; il terzo, che nel rituale italiano non è previsto, è la celebrazione delle esequie in casa del defunto.

Il primo schema, quello classico, prevede la celebrazione in tre luoghi fisici e simbolici, intervallata da processioni, che ancora nei piccoli paesi si svolgono a piedi. Il primo luogo è nella casa del defunto, luogo di vita e di affetto; il secondo luogo è in chiesa, dove ogni fedele è stato generato nella fede e dove si è nutrito dell’eucarestia; il terzo è il cimitero, luogo di riposo e di attesa della risurrezione. Per ogni luogo chiaramente sono pensate specifiche azioni rituali. Perlopiù siamo abituati a partecipare alla parte centrale, che in molte parrocchie è l’unico momento celebrativo che si svolge, ossia il rito in chiesa. In alcune parrocchie è inserito nella celebrazione eucaristica, in altre nella sola liturgia della Parola. Questa seconda possibilità è liberamente scelta dal parroco, e spesso è dettata dal timore che nessuno si accosti alla Comunione o che molti si accostino pur non partecipando costantemente alla vita celebrativa della comunità. Sta di fatto che la forma tradizionale è prevista all’interno della liturgia, con la possibilità di omettere la Comunione per prescrizioni liturgiche o per motivi pastorali. La scelta di celebrare il rito delle esequie nella celebrazione eucaristica è per sottolineare lo stretto legame con il Mistero pasquale che si celebra. Infatti i riti esequiali sono da vivere nell’ottica della Pasqua del Signore, la quale trasforma la morte da un addio a un esodo da questo mondo al Padre. È chiaro quindi che il rito delle esequie celebrato all’interno della messa evidenzia come il Mistero pasquale di Cristo, di cui stiamo facendo memoriale, illumina il mistero di morte dell’uomo, aprendolo alla speranza della risurrezione.

 

Grazie a don Verzini, che ci saluta per la pausa estiva ma lo ritroveremo qui a settembre
AUTORE: Don Francesco Verzini

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