La penitenza nelle altre Chiese

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Il rito della penitenza esiste solo nella liturgia cattolica o è presente anche nelle altre Chiese cristiane? E nelle altre religioni si parla di peccato e riconciliazione?

Non possiamo non notare la presenza, anche nelle altre Confessioni cristiane, del tema del peccato, del pentimento, dell’espiazione, della riconciliazione, e lo stesso vale per le altre due grandi religioni monoteiste: ebraismo e islam. Ciò ha portato inevitabilmente a tradurre in prassi la teologia, con le debite differenze tra le varie forme di fede, cristiane e non.

In queste poche righe ci limitiamo a pochi cenni sulle diverse forme penitenziali, a cominciare dalle Chiese della Riforma, le Chiese evangeliche, nelle quali sono riconosciuti solo i due sacramenti del battesimo e della cena (che noi cattolici chiamano eucarestia), e la confessione dei peccati viene fatta direttamente a Dio, senza l’intermediazione umana.

Nelle Chiese ortodosse, con le quali “esiste una comunione molto stretta in campo della fede” ( Direttorio per l’applicazione dei princìpi e delle norme sull’ecumenismo , n. 122), la confessione è un sacramento che richiede da parte del vescovo una particolare benedizione “per attivare il carisma della paternità spirituale”, il che lo rende “unico e del tutto necessario” per partecipare alla divina eucarestia, come scrive il metropolita Gennadios, arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta (sito www.ortodossia.it).

I riti penitenziali possono accostarsi a quello cattolico considerando alcuni elementi che sono la confessione, il perdono e la penitenza. Nella variabilità delle forme però sembra esserci un punto di arrivo in comune: la riammissione all’eucarestia.

Anche nelle altre altre due fedi monoteiste, l’ebraismo e l’islam, esiste la richiesta di perdono dei peccati. Parlando della tradizione ebraica è d’obbligo menzionare lo Yom Kippur, il Giorno dell’espiazione, in cui avviene la riconciliazione tra Dio e l’uomo. Del rituale ne abbiamo una densa descrizione al capitolo 16 del Levitico , ma con la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. il culto giudaico subì non pochi cambiamenti, soprattutto con la scomparsa dei riti sacrificali.

Lo Yom Kippur rimane una delle feste centrali del calendario ebraico: si apre con ilRosh Hashanah (capodanno ebraico) che dà inizio alla teshuvah (conversione), fino al digiuno di Kippur al termine dei dieci giorni e la partecipazione alla liturgia sinagogale.

Nella tradizione islamica, infine, non ci troviamo di fronte a una vera a propria prassi penitenziale a seguito dei peccati commessi, come la intendiamo pensando al nostro rituale; semmai, un ritorno personale a Dio, una volta rotto il patto di sottomissione al Creatore. Dio accoglie l’errante se quest’ultimo torna a volgersi a Lui con pentimento, espiando il proprio errore attraverso le opere buone.

In definitiva, possiamo dire che, rispetto alle altre religioni, la singolarità del rito cattolico della confessione consiste nel fatto che “attraverso la mediazione ecclesiale, lo Spirito di Cristo trasforma il credente pentito, restituendolo alla piena comunione con Dio, nella memoria del battesimo ricevuto” (padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria, su www.toscanaoggi.it).

Don Francesco Verzini

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