Sacerdozio: servizio o privilegio?

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Si parla di “ministero sacro”, dove “ministero” significa servizio. Ma poi si attribuisce al clero l’autorità, il potere all’interno della Chiesa. Non è una contraddizione?

Comprendere la teologia del sacramento dell’Ordine ci permette di riscoprire il senso del ministero ordinato, e dunque il ruolo del clero – dei preti, dei sacerdoti – nella Chiesa. Nel Nuovo Testamento non troviamo un’articolazione precisa dei ministeri nelle prime comunità cristiane, almeno per come lo intenderemmo oggi.

Vanno certamente ricordati i 12 apostoli e il loro ruolo nella Chiesa nascente, come testimoniato da Atti degli apostoli e indirettamente dalle lettere paoline e “cattoliche” (Pietro, Giacomo , ecc.), o l’utilizzo di determinati termini per indicare persone che svolgevano un servizio nelle comunità, ma che non possiamo sovrapporre precisamente ai ministeri odierni, o la scelta dei sette “ellenisti” incaricati del servizio agli ultimi (At 6).

Abbiamo inoltre in documenti posteriori, come la Traditio apostolica, una testimonianza di come, di pari passo con la crescita delle comunità cristiane, si vennero a delineare i ministeri come li intendiamo oggi.

L’origine di ogni ministero va rintracciata nella diakonìa (servizio), di cui l’icona biblica della lavanda dei piedi è un testimone d’eccezione.Giovanni riporta come Gesù, cingendosi la vita con un asciugamano, iniziò a lavare i piedi dei discepoli, indicando loro di seguire il suo esempio: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” ( Gv 13,14).

Contemplando quest’immagine possiamo iniziare a comprendere cosa significhi diakonia, e di conseguenza quale sia il senso del ministero ordinato e del ruolo primario che vescovi, presbiteri e diaconi hanno nella Chiesa.

Va però ricordato che tutta la comunità cristiana è sacerdotale (“A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre…”, Ap1,5-6), perché essa partecipa del sacerdozio di Cristo, unico e sommo sacerdote. Per mezzo del battesimo e della confermazione tutti i fedeli sono consacrati per formare un sacerdozio santo, e il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune dei fedeli.

Quest’ultima considerazione è sapientemente consegnata alla Chiesa dal Concilio Vaticano II, che nella Costituzione Lumen gentium recita:

“Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all’offerta dell’eucaristia, ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la carità operosa”.

Non un potere, non un privilegio mondano, ma un servizio reso a Dio e al Suo popolo.

Don Francesco Verzini

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