Alla radice del nostro rapporto con i poveri

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di Angelo M. Fanucci

Se uno è veramente cristiano, tende a rapportarsi ai poveri come l’ha fatto Gesù. Secoli prima che Lui scendesse tra noi, il profeta Isaia ci ha dato una precisa indicazione per riconoscere quando quella discesa sarebbe avvenuta: “Egli non spegnerà i lucignoli fumiganti, non finirà di spezzare le canne incrinate”. Lo riconoscerete dal fatto che si prenderà cura delle forme deboli di vita. Poi, il Battista, l’ultimo dei profeti dell’Antica Alleanza, l’ha chiamato “Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”.

Nella Nuova Alleanza queste parole vengono rilanciate nel momento apicale della celebrazione eucaristica. Sono state dette le sante parole che la sera dell’Ultima Cena Gesù ci chiese di ripetere sul pane e sul vino ogniqualvolta l’avessimo voluto con noi. Poi il celebrante, alzando al cielo le sacre specie (“per Cristo, con Cristo e in Cristo”), ci ha ricordato che la storia nella sua totalità è sacra, e che nella loro anima profonda gli eventi che si srotolano nel tempo hanno tutti come comune denominatore la gloria di Dio.

Poi, con tutta l’assemblea, ha pregato il Padre con le parole suggerite da suo Figlio. E adesso il pane e il vino consacrati si protende verso l’assemblea e si alza quasi un grido: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

“Toglie”: una delle parole che il Nuovo Messale modificherà, insieme a quel “non ci indurre in tentazione” che stona tanto con il resto del Padre nostro.

“Toglie”: il mistero impallidisce. Cos’è stata, un’amnistia? “Via, abbiamo peccato, purtroppo; ma poi ci siamo accaparrati l’amicizia del Figlio di Dio; egli ha chiesto al Padre di perdonarci. E il Padre ha annuito”. No, non può essere.

Certo, il latino tollere può indicare anche il gesto con cui un creditore cassa dal suo registro la cifra che il suo debitore gli deve. Ma non è il caso nostro, sarebbe un significato troppo riduttivo. Tollere connota anche il gesto dello schiavo che scarica la nave appena arrivata dall’Africa, e si carica sulle spalle una balla enorme di cotone. “Cancella” il debito che abbiamo contratto con il peccato, oppure quel debito lo fa proprio, lo “carica” su se stesso. Una domanda decisiva. Occorre una risposta decisiva.

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